Prima di entrare nei dettagli delle successioni, è utile avere davanti la mappa della lezione.
Le idee che dovranno rimanere al termine dello studio sono le seguenti:
Una distanza non esprime genericamente che due punti sono «vicini», ma assegna loro un numero che misura quanto sono lontani;
gli assiomi di una metrica isolano le proprietà essenziali della distanza usuale e permettono di usare lo stesso linguaggio in ambienti diversi;
una palla raccoglie tutti i punti che distano da meno di ;
un intorno di non deve coincidere con una palla: è sufficiente che contenga una palla centrata in ;
contenere il punto non basta, in generale, perché un insieme sia un intorno di ;
un insieme è limitato quando può essere racchiuso interamente in una palla;
la disuguaglianza triangolare è lo strumento che permette di confrontare distanze, costruire palle contenute in altre palle e cambiare il centro di una palla che contiene un insieme;
sulla retta reale le tre seguenti scritture descrivono la stessa situazione geometrica:
Prerequisiti
Si suppongono noti:
il linguaggio elementare degli insiemi e delle funzioni;
il valore assoluto e le sue proprietà fondamentali;
gli intervalli della retta reale;
le coordinate cartesiane e la distanza euclidea nel piano;
la norma euclidea in ;
per la sola parte relativa a , il modulo di un numero complesso.
La parte sui numeri complessi può essere letta come anticipazione e ripresa
quando sarà stato introdotto sistematicamente.
Obiettivi formativi
Al termine della lezione si dovrà essere in grado di:
interpretare come distanza fra i numeri reali e ;
enunciare e usare gli assiomi di una metrica;
riconoscere le distanze usuali in , e
;
descrivere una palla mediante una disuguaglianza;
distinguere una palla, un intorno e un insieme che contiene semplicemente il
punto;
tradurre in formule l'espressione «abbastanza vicino a »;
riconoscere e dimostrare la limitatezza di un insieme;
usare correttamente la disuguaglianza triangolare e la disuguaglianza
triangolare inversa.
Perché introdurre una distanza?
Quando si comincia a studiare l'Analisi Matematica, molte idee vengono espresse dapprima
con parole tratte dall'esperienza geometrica: un numero è «vicino» a un altro,
un punto si «avvicina» a una posizione fissata, una successione «rimane
confinata» in una certa regione. Queste immagini sono preziose, ma da sole non
sono ancora abbastanza precise per costruire definizioni e dimostrazioni.
In Analisi ricorrono continuamente frasi come:
è vicino a ;
è più vicino a di quanto lo sia ;
tutti i punti considerati rimangono entro una distanza prefissata;
i termini di una successione diventano arbitrariamente vicini a un certo
numero.
Il significato di «vicino» non è assoluto. I numeri e possono
apparire vicini se si lavora su una scala dell'ordine delle unità, ma non lo
sono affatto se la tolleranza ammessa è . Per trasformare
l'intuizione in un'affermazione matematica occorrono quindi due ingredienti:
una funzione che misuri la distanza;
un numero positivo che stabilisca quanto vicini debbano essere i punti.
La nozione di spazio metrico separa con chiarezza questi due ingredienti.
La funzione distanza stabilisce come misurare la lontananza; il raggio
stabilisce invece quale grado di vicinanza vogliamo considerare. Grazie a
questa distinzione potremo usare un unico linguaggio in , nel
piano, nello spazio, in e, più avanti, in ambienti molto meno
legati alla geometria ordinaria.
La distanza usuale sulla retta reale
Il valore assoluto come distanza
Cominciamo dall'ambiente più familiare. Se due numeri reali vengono
rappresentati come punti su una retta, la loro distanza è la lunghezza del
segmento che li congiunge. Poiché una lunghezza non può essere negativa e non
deve dipendere da quale dei due punti nominiamo per primo, il valore assoluto è
esattamente lo strumento adatto.
Per , la distanza usuale fra e è
Geometricamente, è la lunghezza del segmento della retta reale che ha
estremi e . L'ordine degli estremi non conta:
Per esempio,
La condizione « dista da meno di » si scrive
Se , questa disuguaglianza equivale a
e quindi a
Pertanto
Vale la pena soffermarsi su questa equivalenza. La prima scrittura parla di
distanza, la seconda di appartenenza a un intervallo. Non sono due condizioni
diverse: sono due modi di leggere lo stesso fatto. Questa doppia lettura sarà
uno dei passaggi fondamentali nella formulazione - del
limite.
La disuguaglianza triangolare
Per lavorare con una distanza non basta saperla calcolare. Serve anche un modo
per confrontare un percorso diretto con un percorso che passa per un punto
intermedio. È questo il contenuto della disuguaglianza triangolare, il cui nome
richiama la ben nota proprietà dei lati di un triangolo.
Interpretazione geometrica. Per andare da a , il percorso
diretto non è più lungo di un percorso che passa per un terzo punto .
Per ogni ,
Infatti,
e la tesi segue dalla disuguaglianza triangolare del valore assoluto:
L'uguaglianza può verificarsi, ma non è obbligatoria. Per esempio,
mentre
La disuguaglianza triangolare inversa
La disuguaglianza triangolare ha una conseguenza meno immediata, ma altrettanto
utile. Se due punti e sono vicini tra loro, allora le loro distanze
dall'origine non possono essere molto diverse. In altre parole, spostare di
poco un punto può modificare di poco la sua distanza dall'origine.
Disuguaglianza Triangolare Inversa
Proposizione. Per ogni ,
Dimostrazione. Dalla disuguaglianza triangolare,
|x|=|(x-y)+y|\le |x-y|+|y|,
perciò
|x|-|y|\le |x-y|.
Scambiando x e y si ottiene
|y|-|x|\le |x-y|.
Le ultime due disuguaglianze equivalgono a
\bigl||x|-|y|\bigr|\le |x-y|.
\qquad\Box
La disuguaglianza afferma che la differenza fra le distanze di x e y
dall'origine non può superare la distanza fra x e y.
Spazi metrici
Definizione formale
Le proprietà appena osservate sulla retta reale non dipendono davvero
dall'ordine dei numeri reali. Possiamo quindi astrarle e chiedere a una
qualunque funzione d di comportarsi come una distanza. È un passaggio
importante: non stiamo abbandonando l'intuizione geometrica, ma stiamo
individuando esattamente quali sue caratteristiche saranno utilizzate nelle
dimostrazioni.
Metrica o Distanza
Sia X\neq\varnothing.
Una metrica, o distanza, su X è una funzione
d:X\times X\longrightarrow [0,+\infty)
tale che, per ogni x,y,z\in X, valgano le proprietà seguenti:
separazione
d(x,y)=0\iff x=y;
simmetria
d(x,y)=d(y,x);
disuguaglianza triangolare
d(x,y)\le d(x,z)+d(z,y).
La coppia (X,d) si chiama spazio metrico.
La non negatività è già incorporata nel codominio
[0,+\infty). In una formulazione equivalente si assume
d:X\times X\to\mathbb R e si aggiunge esplicitamente
d(x,y)\ge 0.
È importante parlare della coppia (X,d), non soltanto dell'insieme X.
La distanza non è un accessorio implicito: fa parte della struttura. Lo stesso
insieme può essere dotato di metriche diverse e, cambiando la metrica, possono
cambiare le palle, gli intorni e perfino la limitatezza.
Significato degli assiomi
Assioma
Significato
d(x,y)=0\iff x=y
Due punti distinti hanno distanza positiva.
d(x,y)=d(y,x)
La distanza da x a y coincide con quella da y a x.
d(x,y)\le d(x,z)+d(z,y)
Passare per un punto intermedio non accorcia il percorso rispetto alla distanza diretta.
Tabella 1: Assiomi della distanza.
La sola condizione d(x,x)=0 non basta: occorre anche che
d(x,y)=0 implichi x=y.
Esempio fondamentale: \mathbb R
La definizione astratta deve anzitutto restituire l'esempio da cui siamo
partiti. Verifichiamo quindi che il valore assoluto soddisfi davvero tutti gli
assiomi richiesti.
Su X=\mathbb R, poniamo
d(x,y)=|x-y|.
La separazione e la simmetria seguono dalle proprietà del valore assoluto; la
disuguaglianza triangolare è quella dimostrata nel paragrafo precedente. Quindi
(\mathbb R,d),\qquad d(x,y)=|x-y|,
è uno spazio metrico.
Salvo indicazione contraria, quando parleremo della distanza in \mathbb R
intenderemo sempre questa distanza, detta distanza usuale o euclidea.
La distanza euclidea in \mathbb R^k
Nel piano e nello spazio la distanza usuale è ancora la lunghezza del segmento
che congiunge due punti. Le coordinate permettono di calcolarla mediante il
teorema di Pitagora. La stessa formula si estende senza difficoltà a un numero
qualunque, purché finito, di coordinate.
Per k=2 e k=3 questa è la distanza della geometria euclidea. La
disuguaglianza triangolare
\|x-y\|_2\le \|x-z\|_2+\|z-y\|_2
è la disuguaglianza di Minkowski per la norma euclidea, già stabilita nello
studio degli spazi euclidei. È precisamente questa proprietà a rendere
d_2 una metrica.
La distanza usuale in \mathbb C
Un numero complesso può essere rappresentato come un punto del piano. Non
sorprende quindi che il suo modulo produca la stessa distanza euclidea appena
descritta, scritta però nel linguaggio naturale dei numeri complessi.
Se
z=x+iy,\qquad w=u+iv,
si pone
d(z,w)=|z-w|.
Poiché
|z-w|
=
\sqrt{(x-u)^2+(y-v)^2},
questa è esattamente la distanza euclidea fra i punti
(x,y) e (u,v) del piano.
Per esempio,
d(1+2i,-2+6i)
=
|(1+2i)-(-2+6i)|
=
|3-4i|
=5.
Approfondimento: Lo stesso insieme può avere metriche diverse
La distanza euclidea è la più familiare, ma non è l'unica possibile. Le
metriche seguenti mostrano che si può misurare la separazione fra due vettori
con criteri diversi: sommando gli scarti delle coordinate oppure prendendo
soltanto lo scarto massimo.
Su \mathbb R^k si possono considerare, oltre a d_2, le metriche
d_\infty(x,y)
=
\max_{1\le j\le k}|x_j-y_j|
e
d_1(x,y)
=
\sum_{j=1}^{k}|x_j-y_j|.
Verifichiamo, per esempio, la disuguaglianza triangolare per d_\infty. Per
ogni coordinata j,
Per d_1 si procede sommando, coordinata per coordinata, le disuguaglianze
|x_j-y_j|\le |x_j-z_j|+|z_j-y_j|.
Le tre metriche d_1,d_2,d_\infty assegnano in generale valori diversi alla
stessa coppia di punti. Danno quindi tre modi diversi di misurare la vicinanza,
pur essendo definite sullo stesso insieme.
Approfondimento: La Metrica Discreta
L'esempio seguente porta l'astrazione un passo più avanti. Non abbiamo bisogno
di numeri, coordinate o segmenti: è sufficiente poter stabilire se due elementi
sono uguali oppure diversi.
Su un qualunque insieme non vuoto X, definiamo
d_{\mathrm{disc}}(x,y)
=
\begin{cases}
0,&x=y,\\
1,&x\ne y.
\end{cases}
Separazione e simmetria sono immediate. Se x=y, la disuguaglianza
triangolare è ovvia. Se x\ne y, almeno una fra le relazioni x\ne z e
z\ne y deve essere vera; pertanto
Questo esempio mostra che la nozione di distanza non presuppone che gli elementi
di X siano numeri o punti geometrici.
Formule che non definiscono una metrica
Non basta che una formula «assomigli» a una distanza. Quando viene proposta una
nuova funzione, gli assiomi devono essere verificati uno per uno. I due esempi
seguenti mostrano due modi diversi in cui il tentativo può fallire.
Controesempio 1
Su \mathbb R, la funzione
\rho(x,y)=|x-y|^2
non è una metrica. Infatti
\rho(0,2)=4,
mentre
\rho(0,1)+\rho(1,2)=1+1=2.
La disuguaglianza triangolare fallisce.
Controesempio 2
Su \mathbb R, la funzione
\sigma(x,y)=|x^2-y^2|
non separa i punti, perché
\sigma(1,-1)=0
benché 1\ne-1.
Disuguaglianza triangolare inversa in uno spazio metrico
La disuguaglianza triangolare inversa non è una particolarità del valore
assoluto. La sua dimostrazione usa soltanto gli assiomi metrici e rimane quindi
valida in ogni spazio metrico. Questa è una prima dimostrazione concreta del
vantaggio dell'astrazione: un unico argomento copre contemporaneamente tutti
gli esempi precedenti.
Una distanza di uno spazio metrico soddisfa sempre la disuguaglianza triangolare
Teorema. In ogni spazio metrico (X,d), per ogni x,y,z\in X,
\bigl|d(x,z)-d(y,z)\bigr|\le d(x,y).
Dimostrazione. Dalla disuguaglianza triangolare,
d(x,z)\le d(x,y)+d(y,z),
e quindi
d(x,z)-d(y,z)\le d(x,y).
Scambiando x e y si ottiene
d(y,z)-d(x,z)\le d(x,y).
Le due disuguaglianze insieme danno la tesi. \Box
Palle
Definizione
Una volta stabilito come misurare le distanze, possiamo formalizzare
l'espressione «stare entro un certo raggio da un punto». Il centro indica il
punto rispetto al quale misuriamo la distanza; il raggio indica la tolleranza
ammessa.
Palle
Definizione. Siano (X,d) uno spazio metrico, p\in X e r > 0.
La palla aperta di centro p e raggio r è
B(p,r)=\{x\in X:d(p,x) < r\}.
La palla chiusa di centro p e raggio r è
\overline B(p,r)=\{x\in X:d(p,x)\le r\}.
La sfera di centro p e raggio r è
S(p,r)=\{x\in X:d(p,x)=r\}.
In questa lezione la parola palla, senza ulteriori specificazioni, indicherà
una palla aperta.
Le espressioni «aperta» e «chiusa» distinguono qui le disuguaglianze
<r e \le r: nel primo caso i punti della sfera sono esclusi, nel
secondo sono inclusi. Per ora non occorre sviluppare la teoria generale degli
insiemi aperti e chiusi; sarà sufficiente saper leggere correttamente queste
due condizioni.
Palle nella retta reale
Sulla retta reale le palle hanno una forma particolarmente semplice: sono
intervalli centrati nel punto p. La parola «centrato» significa che i due
estremi si trovano alla stessa distanza da p.
Il centro 3 appartiene alla palla; i punti 1 e 5 non vi
appartengono.
Palle nel piano e in \mathbb C
Nel piano la stessa definizione produce la regione interna a una
circonferenza. È utile insistere su questo punto, perché nel linguaggio comune
si tende talvolta a confondere la circonferenza, che è il bordo, con il disco,
che comprende anche i punti interni.
Si tratta della regione interna alla circonferenza di centro p e raggio
r, senza la circonferenza. In particolare, nel piano una palla non è la sola
circonferenza.
In \mathbb C,
B(z_0,r)=\{z\in\mathbb C:|z-z_0|<r\},
che è il disco aperto di centro z_0 e raggio r.
Esempio. Scrivendo z=x+iy, la palla
B(1+i,\sqrt2)
è descritta da
|z-(1+i)|<\sqrt2
\iff
(x-1)^2+(y-1)^2<2.
Approfondimento: La forma dipende dalla metrica
La forma visibile di una palla non appartiene alla definizione: è una
conseguenza della metrica scelta. Sullo stesso piano, metriche diverse
producono dischi o quadrati. Ciò che resta invariato è la regola
d(p,x)<r.
Consideriamo \mathbb R^2 e una palla di centro 0=(0,0).
Metrica
Condizione per x=(x_1,x_2)\in B(0,r)
Forma geometrica
d_2
x_1^2+x_2^2<r^2
disco euclideo
d_\infty
$\max{
x_1
d_1
$
x_1
Tabella 2: La parola «palla» indica quindi un insieme definito mediante una distanza; non
implica che la figura debba essere rotonda nel senso euclideo.
In particolare, palle con raggi diversi possono coincidere.
Proprietà elementari delle palle
Prima di usare le palle per definire gli intorni, raccogliamo tre proprietà
semplici ma decisive. Le prime due seguono direttamente dalla definizione; la
terza richiede la disuguaglianza triangolare.
Siano p\in X e r,s>0.
Il centro appartiene sempre alla palla:
p\in B(p,r),
perché d(p,p)=0<r.
Se r\le s, allora
B(p,r)\subseteq B(p,s).
Ogni punto di una palla possiede una palla più piccola interamente contenuta nella prima.
La terza proprietà dice che, se un punto q si trova all'interno di una
palla, rimane un certo margine prima di raggiungerne il bordo. Quel margine può
essere usato come raggio di una nuova palla centrata in q.
Proposizione. Se q\in B(p,r), allora esiste s>0 tale che
B(q,s)\subseteq B(p,r).
Dimostrazione. Poiché q\in B(p,r),
d(p,q)<r.
Poniamo
s=r-d(p,q)>0.
Se x\in B(q,s), allora d(q,x)<s. Per la disuguaglianza triangolare,
d(p,x)
\le
d(p,q)+d(q,x)
<
d(p,q)+s
=r.
Quindi x\in B(p,r). \Box
Separare due punti distinti
Due punti distinti hanno distanza positiva. Possiamo quindi scegliere attorno
a ciascuno di essi una palla abbastanza piccola da evitare sovrapposizioni.
La dimostrazione seguente rende quantitativa questa intuizione.
Teorema di separazione. Se p\ne q in uno spazio metrico, esistono due
palle di uguale raggio, una centrata in p e una centrata in q, che non
si intersecano.
Dimostrazione. Poiché p\ne q,
D=d(p,q)>0.
Scegliamo r=D/3. Se esistesse
x\in B(p,r)\cap B(q,r),
allora
D=d(p,q)
\le d(p,x)+d(x,q)
<r+r
=\frac{2D}{3},
che è impossibile. Dunque
B(p,r)\cap B(q,r)=\varnothing.
\qquad\Box
Questa proprietà sarà alla base dell'unicità del limite.
Intorni
Dalla palla all'intorno
Una palla impone una forma molto precisa, determinata dal centro e dal raggio.
Nelle definizioni di limite, però, vorremo esprimere una richiesta più
flessibile: un insieme deve contenere tutti i punti sufficientemente vicini a
p, ma può anche contenere molti altri punti e avere una forma irregolare.
Nasce così la nozione di intorno.
Definizione. Siano (X,d) uno spazio metrico e p\in X. Un insieme
U\subseteq X è un intorno di p se esiste r>0 tale che
B(p,r)\subseteq U.
Una palla B(p,r) è dunque un particolare intorno di p; può essere
chiamata anche intorno circolare o intorno fondamentale.
In \mathbb R, con la distanza usuale,
U\text{ è un intorno di }p
\iff
\exists r>0:\ (p-r,p+r)\subseteq U.
è
La forma complessiva di U non conta. L'insieme può essere simmetrico oppure
no, limitato oppure illimitato, aperto o chiuso a uno dei suoi estremi. Ciò che
conta è la presenza, al suo interno, di almeno una zona completa attorno a
p.
Contenere il punto non basta
Qui compare una distinzione concettuale fondamentale. Dire p\in U riguarda
un solo punto; dire che U è un intorno di p richiede invece che vi sia
un intero margine attorno a p contenuto in U.
Se U è un intorno di p, allora necessariamente p\in U, perché
p\in B(p,r)\subseteq U.
Il converso, in generale, è falso.
Controesempio. L'insieme
U=[0,1)
contiene 0, ma non è un intorno di 0 nella metrica usuale di
\mathbb R. Infatti, per ogni r>0, il punto -r/2 appartiene a
B(0,r)=(-r,r), ma non appartiene a U. Nessuna palla centrata in
0 è quindi contenuta in U.
Al contrario,
V=[-1,1]
è un intorno di 0, perché, per esempio,
B(0,1/2)=(-1/2,1/2)\subseteq[-1,1].
Un intorno non deve dunque essere una palla e non deve avere tutti gli estremi
esclusi. Deve semplicemente lasciare abbastanza spazio attorno al punto
considerato.
Come verificare operativamente che un insieme è un intorno
La definizione suggerisce anche una procedura concreta. Non basta osservare un
disegno e dichiarare che il punto «sembra interno»: bisogna esibire un raggio
positivo che funzioni.
Tecnica operativa. Per dimostrare che U è un intorno di p:
si cerca un raggio r>0;
si prende un punto generico x tale che d(p,x)<r;
La distanza di 1 dall'estremo sinistro è 3, mentre la distanza
dall'estremo destro è 4. Scegliamo r=3. Allora
B(1,3)=(-2,4)\subseteq(-2,5]=U.
Quindi U è un intorno di 1.
Proprietà fondamentali degli intorni
Gli intorni si comportano bene rispetto all'ingrandimento e alle intersezioni
finite. Queste proprietà saranno usate spesso senza essere ripetute ogni
volta; conviene quindi comprenderne ora il meccanismo.
Proposizione. Siano (X,d) uno spazio metrico e p\in X.
Ogni intorno di p contiene p.
Se U è un intorno di p e U\subseteq V\subseteq X, allora anche
V è un intorno di p.
L'intersezione di un numero finito di intorni di p è ancora un intorno
di p.
Dimostrazione.
È già stato osservato che p\in B(p,r)\subseteq U.
Se B(p,r)\subseteq U e U\subseteq V, allora
B(p,r)\subseteq V.
Siano U_1,\ldots,U_m intorni di p. Per ogni j esiste r_j>0 tale che
B(p,r_j)\subseteq U_j.
Poniamo
r=\min\{r_1,\ldots,r_m\}>0.
Allora, per ogni j,
B(p,r)\subseteq B(p,r_j)\subseteq U_j,
e quindi
B(p,r)\subseteq\bigcap_{j=1}^{m}U_j.
L'intersezione è pertanto un intorno di p. \Box
La parola finito è essenziale. Nell'intersezione di un numero finito di
intorni possiamo scegliere il minimo dei raggi disponibili; con infiniti
raggi, invece, il loro estremo inferiore può essere zero e non lasciare più
alcun margine attorno al punto.
Controesempio. Nella metrica usuale di \mathbb R, per ogni
n\ge 1 l'insieme
U_n=\left[-\frac1n,\frac1n\right]
è un intorno di 0. Tuttavia
\bigcap_{n=1}^{\infty}U_n=\{0\},
e \{0\} non è un intorno di 0, perché non contiene alcun intervallo
(-r,r) con r>0.
Nella metrica discreta, invece, \{p\}=B(p,1) è un intorno di p. Anche
questa proprietà dipende quindi dalla metrica.
«Abbastanza vicino» in forma matematica
Possiamo ora dare un significato rigoroso a una frase che ricorrerà spesso.
Quando diciamo che una proprietà vale «abbastanza vicino» a un punto, non
intendiamo soltanto che essa vale nel punto, ma che continua a valere in
un'intera zona attorno a esso.
Sia P(x) una proprietà che può essere vera o falsa per x\in X, e
consideriamo l'insieme
A=\{x\in X:P(x)\text{ è vera}\}.
è
Diremo che P(x) è vera abbastanza vicino a p se A è un intorno
di p. Equivalentemente,
Questa espressione rende rigorosa l'idea di proprietà locale. Nelle lezioni
sulle successioni la useremo in una forma dinamica: diremo che
a_n appartiene definitivamente a ogni intorno di \ell. Significherà
che, per quanto piccola sia la zona scelta attorno a \ell, da un certo
indice in poi tutti i termini della successione rimangono al suo interno.
Insiemi limitati
Definizione mediante una palla
Finora una palla è stata usata per descrivere ciò che accade vicino al suo
centro. Possiamo anche utilizzarla come un contenitore. Un insieme è limitato
quando tutti i suoi punti possono essere racchiusi insieme in una sola palla di
raggio finito.
Definizione. Un sottoinsieme A di uno spazio metrico (X,d) si
dice limitato se esistono un punto p\in X e un numero R>0 tali
che
A\subseteq B(p,R).
L'insieme vuoto è limitato, perché è contenuto in ogni palla.
L'avverbio uniformemente è importante: il medesimo raggio R deve
funzionare per ogni punto di A. Non basta che ogni singolo punto abbia una
distanza finita da p, perché quella distanza potrebbe crescere senza alcun
limite passando da un punto all'altro.
Il centro scelto non è essenziale
Nella definizione compare un centro p, ma la limitatezza non dipende dalla
sua scelta. Se una palla centrata in p contiene l'insieme, possiamo
trasferire il centro in un altro punto q, purché aumentiamo il raggio della
quantità necessaria. Ancora una volta, è la disuguaglianza triangolare a
controllare l'operazione.
Proposizione. Se A\subseteq B(p,R), allora, per ogni q\in X,
A\subseteq B\bigl(q,R+d(p,q)\bigr).
Dimostrazione. Se x\in A, allora d(p,x)<R. Per la disuguaglianza
triangolare,
d(q,x)
\le d(q,p)+d(p,x)
<
d(q,p)+R.
Quindi x\in B(q,R+d(p,q)). \Box
Una volta provato che A è contenuto in una palla, si può dunque cambiare il
centro, aumentando eventualmente il raggio.
Limitatezza in \mathbb R, \mathbb R^k e \mathbb C
Negli ambienti più familiari la definizione metrica coincide con le nozioni già
note. Sulla retta reale, essere contenuti in una palla significa essere
compresi fra una barriera inferiore e una superiore. In uno spazio euclideo o
nel piano complesso significa invece che le norme o i moduli rimangono
uniformemente controllati.
Nella retta reale sono equivalenti le seguenti proprietà:
A è limitato nella metrica usuale;
esiste M>0 tale che
|x|\le M
\qquad\text{per ogni }x\in A;
A è limitato sia superiormente sia inferiormente rispetto all'ordinamento di \mathbb R.
La presenza di \le M invece di <M non crea differenze: se
|x|\le M, allora |x|<M+1.
In \mathbb R^k, con la metrica euclidea,
A\text{ è limitato}
\iff
\exists M>0\ \forall x\in A:\ \|x\|_2\le M.
è
In \mathbb C,
A\text{ è limitato}
\iff
\exists M>0\ \forall z\in A:\ |z|\le M.
è
Esempi.
(0,1) è limitato, benché non contenga né il proprio estremo inferiore né il proprio estremo superiore.
[0,+\infty) non è limitato.
Ogni palla è limitata.
Un insieme può essere infinito e limitato: per esempio
La limitatezza non significa quindi né finitezza né esistenza di massimo e
minimo. Essa dice soltanto che l'insieme non si estende arbitrariamente lontano
rispetto alla distanza scelta.
Diametro
La definizione di limitatezza confronta tutti i punti con un centro esterno o
interno all'insieme. Il diametro adotta un punto di vista diverso: confronta
direttamente fra loro tutte le coppie di punti dell'insieme e registra la
massima separazione possibile, intesa come estremo superiore.
Definizione. Se A\neq\varnothing, il diametro di A è
\operatorname{diam}(A)
=
\sup\{d(x,y):x,y\in A\},
dove il valore +\infty è ammesso.
Proprio perché si tratta di un estremo superiore, tale distanza non deve
necessariamente essere raggiunta da una coppia di punti. Il diametro può quindi
essere perfettamente definito anche quando l'insieme non possiede due punti
«più lontani» in senso stretto.
Teorema. Per ogni A\neq\varnothing, sono equivalenti:
A è contenuto in una palla;
\operatorname{diam}(A)<+\infty.
Dimostrazione.
Supponiamo dapprima
A\subseteq B(p,R).
Per ogni x,y\in A, la disuguaglianza triangolare dà
d(x,y)
\le d(x,p)+d(p,y)
<2R.
Quindi
\operatorname{diam}(A)\le 2R<+\infty.
Viceversa, supponiamo
D=\operatorname{diam}(A)<+\infty.
Fissiamo a\in A. Per ogni x\in A,
d(a,x)\le D<D+1.
Pertanto
A\subseteq B(a,D+1),
e A è limitato. \Box
Più in generale, se A\subseteq\mathbb R è non vuoto e limitato, allora
\operatorname{diam}(A)=\sup A-\inf A.
Infatti, per ogni x,y\in A,
|x-y|\le \sup A-\inf A,
e quindi
\operatorname{diam}(A)\le\sup A-\inf A.
Viceversa, fissato \varepsilon>0, per la definizione di estremo superiore e
di estremo inferiore esistono x_\varepsilon,y_\varepsilon\in A tali che
In particolare, per un intervallo reale non degenere, aperto, chiuso o
semiaperto,
\operatorname{diam}(I)=\sup I-\inf I.
Per esempio,
\operatorname{diam}((-2,3])=3-(-2)=5,
anche se il punto -2 non appartiene all'intervallo e nessuna coppia di
punti dell'insieme ha distanza esattamente 5.
Insiemi finiti e unioni finite
Le proprietà seguenti formalizzano un'idea semplice: un numero finito di punti
non può sfuggire arbitrariamente lontano, e riunire un numero finito di insiemi
già controllati non distrugge la limitatezza.
Proposizione.
Ogni sottoinsieme finito di uno spazio metrico è limitato.
L'unione di un numero finito di insiemi limitati è limitata.
Aggiungere o togliere un numero finito di punti a un insieme limitato
conserva la limitatezza.
Dimostrazione.
Sia
F=\{x_1,\ldots,x_m\}\neq\varnothing.
Fissato p=x_1, il numero
R=1+\max_{1\le j\le m}d(p,x_j)
è positivo e soddisfa F\subseteq B(p,R). Quindi F è limitato.
Consideriamo ora due insiemi limitati A e C, con
A\subseteq B(p,R),
\qquad
C\subseteq B(q,S).
Per x\in C,
d(p,x)
\le d(p,q)+d(q,x)
<
d(p,q)+S.
Scelto
T> \max\{R,d(p,q)+S\},
si ha
A\cup C\subseteq B(p,T).
L'unione di due insiemi limitati è dunque limitata; per induzione lo stesso
vale per ogni unione finita. La terza affermazione segue applicando la seconda
al dato insieme e a un insieme finito. \Box
Questo risultato sarà utile quando dimostreremo che una successione convergente
è limitata. La definizione di limite controllerà una coda della successione;
gli eventuali termini rimasti fuori saranno soltanto un numero finito e
potranno essere aggiunti senza perdere la limitatezza.
La limitatezza dipende dalla metrica
È naturale pensare alla retta reale come a un insieme illimitato, ma questa
affermazione sottintende la distanza usuale. Se cambiamo la metrica, può
cambiare anche la risposta alla domanda «l'insieme è limitato?».
Nella metrica usuale, \mathbb R non è limitato. Se però su \mathbb R
consideriamo la metrica discreta, allora, fissato un qualunque p\in\mathbb R,
\mathbb R=B_{\mathrm{disc}}(p,2).
Lo stesso insieme è quindi illimitato rispetto a una metrica e limitato rispetto
a un'altra. L'espressione «A è limitato» deve sempre essere riferita, almeno
implicitamente, alla distanza scelta.
Esempi svolti di difficoltà crescente
Esempio 1 — Da una disuguaglianza a una palla
Determinare l'insieme
A=\{x\in\mathbb R:|2x-6|<4\}.
Si raccoglie il fattore 2:
|2x-6|=2|x-3|.
Quindi
2|x-3|<4
\iff
|x-3|<2.
Pertanto
A=B(3,2)=(1,5).
Esempio 2 — Un insieme che è intorno di alcuni punti ma non di altri
Sia
U=[0,4).
U è un intorno di 2, perché
B(2,1)=(1,3)\subseteq U.
U è un intorno di 1/2, perché, per esempio,
B\left(\frac12,\frac14\right)
=
\left(\frac14,\frac34\right)
\subseteq U.
U non è un intorno di 0, benché 0\in U, perché ogni palla B(0,r) contiene numeri negativi.
U non è un intorno di 4, perché 4\notin U.
La proprietà di essere un intorno riguarda sempre una coppia: l'insieme U
e il punto considerato.
Esempio 3 — Una palla per la metrica d_\infty
In \mathbb R^2, con
d_\infty(x,y)=\max\{|x_1-y_1|,|x_2-y_2|\},
descriviamo B((1,-1),2).
Il punto (x_1,x_2) appartiene alla palla se e solo se
\max\{|x_1-1|,|x_2+1|\}<2.
Ciò equivale al sistema
|x_1-1|<2,
\qquad
|x_2+1|<2,
ossia
-1<x_1<3,
\qquad
-3<x_2<1.
Quindi
B((1,-1),2)=(-1,3)\times(-3,1),
un quadrato senza lati.
Esempio 4 — Limitatezza e diametro
Consideriamo
A=(-2,3]\cup\{10\}\subseteq\mathbb R.
L'insieme è contenuto, per esempio, nella palla
B(4,7)=(-3,11),
e quindi è limitato.
Inoltre,
\inf A=-2,
\qquad
\sup A=10,
perciò
\operatorname{diam}(A)=10-(-2)=12.
Il diametro non è raggiunto: servirebbero simultaneamente i punti -2 e
10, ma -2\notin A.
Esempio 5 — Una verifica completa degli assiomi
Sia f:\mathbb R\to\mathbb R una funzione iniettiva e definiamo
d_f(x,y)=|f(x)-f(y)|.
Mostriamo che d_f è una metrica.
d_f(x,y)\ge0, perché è un valore assoluto.
d_f(x,y)=0 se e solo se f(x)=f(y); poiché f è iniettiva, ciò
equivale a x=y.
L'iniettività è indispensabile: se f non fosse iniettiva, potrebbero
esistere x\ne y con f(x)=f(y), e quindi con d_f(x,y)=0.
Distinzioni concettuali da conservare
Oggetto
Dati necessari
Definizione
distanza fra x e y
due punti
d(x,y)
palla di centro p e raggio r
un punto e un raggio
B(p,r)=\{x:d(p,x)<r\}
intorno di p
un punto e un insieme
U contiene almeno una palla B(p,r)
insieme limitato
un insieme
A è contenuto in almeno una palla
diametro di A
un insieme non vuoto
\sup\{d(x,y):x,y\in A\}
Tabella 3: Distinzioni da tenere a mente.
Una palla è un particolare insieme; un intorno è qualunque insieme che contenga
una palla opportuna; un insieme limitato, invece, è contenuto in una palla. Le
direzioni delle inclusioni sono opposte:
B(p,r)\subseteq U
\qquad\text{per un intorno }U\text{ di }p,
mentre
A\subseteq B(p,R)
\qquad\text{per un insieme limitato }A.
Errori frequenti
Confondere |x-y| con |x|-|y|. In generale
|x-y|\ne |x|-|y|.
Vale soltanto
\bigl||x|-|y|\bigr|\le |x-y|.
Verificare soltanto d(x,x)=0. L'assioma richiede
d(x,y)=0\iff x=y.
Dimenticare la disuguaglianza triangolare. Non ogni funzione non negativa e simmetrica è una metrica; l'esempio |x-y|^2 lo mostra.
Usare un raggio nullo. Nelle definizioni di palla e di intorno si richiede sempre r>0.
Pensare che una palla nel piano sia la sola circonferenza. La palla aperta euclidea contiene tutti i punti interni e non contiene la circonferenza.
Credere che ogni insieme contenente p sia un intorno di p. Occorre che l'insieme contenga un'intera palla centrata in p.
Pensare che un intorno debba essere simmetrico o debba coincidere con una palla. È sufficiente che contenga una palla.
Confondere le inclusioni delle definizioni. Un intorno contiene una palla; un insieme limitato è contenuto in una palla.
Identificare “limitato” con “finito”. Esistono insiemi infiniti limitati.
Deducere da “limitato” l'esistenza di massimo e minimo. L'intervallo (0,1) è limitato, ma non ha né massimo né minimo.
Dimenticare la metrica scelta. Palle, intorni e limitatezza possono cambiare quando cambia la distanza.
Esercizi svolti
Gli esercizi sono organizzati in tre livelli. Nei primi si consolidano le
traduzioni fra formule e oggetti geometrici; nei successivi si usano
direttamente le definizioni; gli ultimi propongono alcune estensioni che
preparano lo studio più generale degli spazi metrici.
L'insieme \mathbb Z non è limitato. Qualunque sia R>0, esiste un intero m>R; dunque m\notin B(0,R). Poiché cambiare centro non modifica la limitatezza, nessuna palla può contenere tutti gli interi.
Per ogni n\ge1,
0<\frac{n}{n+1}<1.
Quindi
\left\{\frac{n}{n+1}:n\ge1\right\}\subseteq(0,1)
ed è limitato.
L'intervallo (-\infty,3] non è limitato inferiormente e quindi non è limitato. Fissati arbitrariamente p\in\mathbb R e R>0, scegliamo
x<\min\{3,p-R\}.
Allora x\in(-\infty,3] e, poiché x<p-R,
|x-p|=p-x>R.
Nessuna palla di centro p e raggio R può quindi contenere l'intero
intervallo.
Poiché (-1)^n assume soltanto i valori -1 e 1,
\{(-1)^n:n\ge1\}=\{-1,1\},
che è un insieme finito e quindi limitato.
Esercizio 6
Nel piano complesso, descrivere geometricamente l'insieme
\{z\in\mathbb C:|z-(2-i)|\le3\}.
Svolgimento.
Scriviamo z=x+iy. Allora
z-(2-i)=(x-2)+i(y+1),
e quindi
|z-(2-i)|
=
\sqrt{(x-2)^2+(y+1)^2}.
La condizione assegnata equivale a
(x-2)^2+(y+1)^2\le9.
Si tratta del disco chiuso di centro (2,-1) e raggio 3. La
circonferenza di bordo è compresa, perché nella disequazione compare il segno
\le.
Livello B — Uso delle definizioni
Esercizio 7
Stabilire quali delle seguenti funzioni definiscono una metrica su
\mathbb R, motivando ogni risposta:
d_1(x,y)=3|x-y|,
d_2(x,y)=|x-y|+1,
d_3(x,y)=|\arctan x-\arctan y|,
d_4(x,y)=|x^3-y^3|.
Svolgimento.
La funzione d_1 è una metrica. Non negatività, separazione e simmetria
seguono da quelle del valore assoluto. Inoltre
La funzione d_3 è una metrica. Infatti è della forma
d_f(x,y)=|f(x)-f(y)|
con f(x)=\arctan x. La funzione arcotangente è iniettiva, quindi
d_3(x,y)=0 implica x=y; simmetria e disuguaglianza triangolare
discendono dal valore assoluto.
Anche d_4 è una metrica. La funzione f(x)=x^3 è strettamente crescente
e dunque iniettiva. Si può applicare lo stesso argomento usato per d_3.
In conclusione, d_1, d_3 e d_4 sono metriche; d_2 non lo è.
Esercizio 8
Dimostrare che, per ogni r>0 e per ogni \varepsilon>0,
Se x\in B(p,r), allora d(p,x)<r. A maggior ragione
d(p,x)\le r, quindi x\in\overline B(p,r). Questo prova la prima
inclusione.
Se invece x\in\overline B(p,r), allora
d(p,x)\le r<r+\varepsilon.
Ne segue x\in B(p,r+\varepsilon), e quindi è dimostrata anche la seconda
inclusione. Il termine \varepsilon>0 serve a trasformare la disuguaglianza
non stretta d(p,x)\le r in quella stretta richiesta dalla palla aperta.
Esercizio 9
In \mathbb R^2, descrivere mediante disequazioni le palle di centro
(1,2) e raggio 3 per le metriche d_1, d_2 e
d_\infty.
Svolgimento.
Poniamo x=(x_1,x_2) e p=(1,2).
Per la metrica d_1, la condizione è
d_1(x,p)=|x_1-1|+|x_2-2|<3.
La palla è l'interno di un quadrato con diagonali parallele agli assi.
Per la metrica euclidea d_2, si ha
d_2(x,p)
=
\sqrt{(x_1-1)^2+(x_2-2)^2}<3.
Poiché entrambi i membri sono non negativi, si può elevare al quadrato:
(x_1-1)^2+(x_2-2)^2<9.
Questa palla è un disco euclideo aperto.
Per la metrica d_\infty, infine,
\max\{|x_1-1|,|x_2-2|\}<3.
La condizione sul massimo equivale alle due condizioni simultanee
|x_1-1|<3,
\qquad
|x_2-2|<3.
Pertanto
-2<x_1<4,
\qquad
-1<x_2<5.
La palla è il quadrato aperto
(-2,4)\times(-1,5).
Esercizio 10
Dimostrare direttamente che
d_1(x,y)=\sum_{j=1}^{k}|x_j-y_j|
è una metrica su \mathbb R^k.
Svolgimento.
Siano x,y,z\in\mathbb R^k.
La non negatività è immediata, perché d_1(x,y) è una somma di termini non
negativi.
Se x=y, tutte le differenze x_j-y_j sono nulle e quindi
d_1(x,y)=0. Viceversa, se d_1(x,y)=0, una somma di termini non negativi
può essere nulla soltanto se ogni termine è nullo:
|x_j-y_j|=0
\qquad\text{per ogni }j.
Ne segue x_j=y_j per ogni j, cioè x=y.
La simmetria deriva da
|x_j-y_j|=|y_j-x_j|
per ogni coordinata.
Infine, applicando la disuguaglianza triangolare del valore assoluto a ciascuna
coordinata,
Sono quindi verificati tutti gli assiomi di una metrica.
Esercizio 11
Siano U e V due intorni di p. Dimostrare dalla definizione che
U\cap V è ancora un intorno di p. Costruire poi una successione di
intorni di 0 la cui intersezione non sia un intorno di 0.
Svolgimento.
Poiché U è un intorno di p, esiste r_U>0 tale che
B(p,r_U)\subseteq U.
Analogamente, esiste r_V>0 tale che
B(p,r_V)\subseteq V.
Scegliamo
r=\min\{r_U,r_V\}>0.
Allora
B(p,r)\subseteq B(p,r_U)\subseteq U
e
B(p,r)\subseteq B(p,r_V)\subseteq V.
Di conseguenza
B(p,r)\subseteq U\cap V,
e U\cap V è un intorno di p.
Per mostrare che il risultato non si estende automaticamente alle
intersezioni infinite, consideriamo
U_n=\left[-\frac1n,\frac1n\right],
\qquad n\ge1.
Ogni U_n è un intorno di 0, perché contiene, per esempio,
B\left(0,\frac{1}{2n}\right).
Tuttavia,
\bigcap_{n=1}^{\infty}U_n=\{0\}.
Il singoletto \{0\} non contiene alcuna palla B(0,r) con r>0;
pertanto non è un intorno di 0.
Nell'intervallo chiuso [a,b], per ogni x,y\in[a,b] vale
|x-y|\le b-a.
La distanza b-a è effettivamente raggiunta dalla coppia a,b. Quindi
\operatorname{diam}([a,b])=b-a.
Per l'intervallo aperto (a,b) vale ancora |x-y|<b-a, ma possiamo
scegliere punti arbitrariamente vicini ad a e a b. Per ogni
\varepsilon>0, se \varepsilon è sufficientemente piccolo, i punti
Le distanze si avvicinano dunque quanto si vuole a b-a, anche se non lo
raggiungono. Pertanto
\operatorname{diam}((a,b))=b-a.
Nel terzo caso si confrontano le distanze fra le tre coppie:
|4-1|=3,\qquad |9-4|=5,\qquad |9-1|=8.
La massima è 8, dunque
\operatorname{diam}(\{1,4,9\})=8.
Esercizio 13
Dimostrare che ogni sottoinsieme di un insieme limitato è limitato.
Svolgimento.
Sia A limitato e sia C\subseteq A. Per definizione esistono
p\in X e R>0 tali che
A\subseteq B(p,R).
Componendo le inclusioni,
C\subseteq A\subseteq B(p,R).
La stessa palla che contiene A contiene quindi anche C. Per
definizione, C è limitato. Il caso C=\varnothing è compreso, perché
l'insieme vuoto è contenuto in ogni palla.
Esercizio 14
Siano a<b. Dimostrare che aprire o chiudere gli estremi di un intervallo
limitato non ne modifica il diametro.
Svolgimento.
Consideriamo uno qualunque degli intervalli
[a,b],\qquad (a,b),\qquad [a,b),\qquad (a,b].
In tutti i casi, se x e y appartengono all'intervallo, allora
a\le x\le b,
\qquad
a\le y\le b,
e quindi
|x-y|\le b-a.
Ne segue che il diametro non può superare b-a.
D'altra parte, per ogni \varepsilon>0 sufficientemente piccolo possiamo
scegliere due punti dell'intervallo, uno a distanza minore di
\varepsilon/2 da a e l'altro a distanza minore di
\varepsilon/2 da b. La loro distanza è maggiore di
b-a-\varepsilon.
Pertanto b-a è l'estremo superiore delle distanze in tutti e quattro i
casi:
\operatorname{diam}(I)=b-a.
Chiudere gli estremi può far sì che il diametro venga raggiunto; non ne cambia
però il valore.
Livello C — Approfondimento
Esercizio 15
Sia (X,d) uno spazio metrico e sia
Y\subseteq X, con Y\ne\varnothing. Dimostrare che la restrizione
d_Y=d|_{Y\times Y}
è una metrica su Y. Essa si chiama metrica indotta.
Svolgimento.
La funzione d_Y assegna a due punti di Y la stessa distanza che essi
hanno nello spazio X. Poiché gli assiomi di d valgono per tutti i punti
di X, valgono in particolare per i punti di Y.
La palla del sottospazio è quindi la parte della palla ambientale che rimane
dentro Y.
Esercizio 17
In uno spazio metrico discreto, determinare tutte le possibili palle e
descrivere tutti gli intorni di un punto p.
Svolgimento.
Nella metrica discreta,
d_{\mathrm{disc}}(p,x)
=
\begin{cases}
0,&x=p,\\
1,&x\ne p.
\end{cases}
Se 0<r\le1, la condizione d_{\mathrm{disc}}(p,x)<r è soddisfatta
soltanto da x=p. Dunque
B(p,r)=\{p\}
\qquad\text{se }0<r\le1.
Se r>1, anche i punti diversi da p, che hanno distanza 1, entrano
nella palla. Quindi
B(p,r)=X
\qquad\text{se }r>1.
Un insieme U\subseteq X è un intorno di p se contiene una palla
centrata in p. Poiché B(p,1)=\{p\}, ciò avviene esattamente quando
p\in U. Nella metrica discreta, dunque, ogni insieme che contiene p è
un suo intorno.
Esercizio 18
Mostrare che \mathbb R, dotato della metrica
d(x,y)=|\arctan x-\arctan y|,
è uno spazio metrico limitato. Confrontare il risultato con la metrica usuale.
Svolgimento.
Abbiamo già osservato che questa funzione è una metrica, perché l'arcotangente
è iniettiva. Per studiare la limitatezza ricordiamo che
-\frac{\pi}{2}<\arctan x<\frac{\pi}{2}
\qquad\text{per ogni }x\in\mathbb R.
Fissiamo il centro 0. Poiché \arctan 0=0,
d(0,x)=|\arctan x|<\frac{\pi}{2}
per ogni x\in\mathbb R. Ne segue
\mathbb R=B_d\left(0,\frac{\pi}{2}\right),
e quindi l'intero spazio è limitato rispetto a questa metrica.
Con la metrica usuale, invece, d_{\mathrm{eucl}}(0,x)=|x| può diventare
arbitrariamente grande, quindi \mathbb R non è limitato. L'esempio mostra
in modo netto che la limitatezza non appartiene al solo insieme: dipende dalla
metrica scelta.
Esercizio 19
Sia A\ne\varnothing. Dimostrare che
\operatorname{diam}(A)=0
\iff
A\text{ contiene un solo punto}.
Svolgimento.
Supponiamo dapprima che A=\{a\}. L'unica coppia di punti di A è
(a,a), e
d(a,a)=0.
Pertanto \operatorname{diam}(A)=0.
Viceversa, supponiamo che \operatorname{diam}(A)=0. Per ogni
x,y\in A,
0\le d(x,y)\le\operatorname{diam}(A)=0.
Quindi d(x,y)=0, e l'assioma di separazione implica x=y. Tutti gli
elementi di A coincidono. Poiché A è non vuoto, esso contiene
esattamente un punto.
Esercizio 20
Siano A,C\ne\varnothing due insiemi limitati. Fissati a\in A e
c\in C, dimostrare che
\operatorname{diam}(A\cup C)
\le
\operatorname{diam}(A)
+
\operatorname{diam}(C)
+
d(a,c).
Spiegare perché questa stima implica nuovamente che A\cup C è limitato.
Rimane il caso in cui i due punti appartengano a insiemi diversi. Supponiamo
x\in A e y\in C. Inserendo i punti fissati a e c, la
disuguaglianza triangolare dà
La stessa stima si ottiene scambiando x e y. Essa vale dunque per ogni
coppia di punti di A\cup C. Passando all'estremo superiore,
\operatorname{diam}(A\cup C)
\le
D_A+D_C+d(a,c).
Il membro destro è finito, perché A e C sono limitati e
d(a,c) è un numero reale finito. Ne segue che
\operatorname{diam}(A\cup C)<+\infty,
e l'equivalenza fra diametro finito e limitatezza mostra che A\cup C è
limitato.
Testi di riferimento
Paolo Maurizio Soardi, Analisi Matematica, §3.2, pp. 47–51; §3.3,
pp. 51–54; §3.5, pp. 62–64.
Giuseppe De Marco, Analisi Uno, §6.3, p. 195; §6.6, pp. 196–197;
§§8.2–8.3, pp. 219–221.
Sintesi finale
Siamo partiti da una parola intuitiva, «vicino», e l'abbiamo trasformata in un
linguaggio matematico preciso. In uno spazio metrico (X,d), la funzione
d associa a ogni coppia di punti la loro distanza e soddisfa separazione,
simmetria e disuguaglianza triangolare. Quest'ultima è il vero motore operativo
della teoria: permette di confrontare percorsi, di costruire palle più piccole
dentro palle già date e di controllare un insieme anche quando si cambia il
centro della palla che lo contiene.
Le distanze fondamentali incontrate nella lezione sono
Fissati un centro p e un raggio r>0, la palla aperta
B(p,r)=\{x\in X:d(p,x)<r\}
raccoglie tutti i punti che sono più vicini a p di quanto stabilito dal
raggio. Un intorno di p è invece un qualunque insieme U che contenga
almeno una di queste palle:
U\text{ è un intorno di }p
\iff
\exists r>0:\ B(p,r)\subseteq U.
è
La direzione dell'inclusione è importante. Nel caso degli intorni è la palla a
essere contenuta nell'insieme; nel caso della limitatezza accade il contrario:
A\text{ è limitato}
\iff
\exists p\in X\ \exists R>0:\ A\subseteq B(p,R).
è
Per un insieme non vuoto, questa condizione equivale ad avere diametro finito:
A\text{ è limitato}
\iff
\operatorname{diam}(A)<+\infty.
è
Sulla retta reale tutte le idee della lezione si ricompongono nella catena
x\in B(p,r)
\iff
|x-p|<r
\iff
p-r<x<p+r.
Questa equivalenza è il ponte verso lo studio delle successioni. Quando
scriveremo che i termini a_n diventano arbitrariamente vicini a un numero
\ell, potremo leggere la stessa affermazione in tre modi: come controllo
della distanza |a_n-\ell|, come appartenenza a una palla centrata in
\ell, oppure come permanenza in un intervallo sempre più piccolo attorno a
\ell.